Che dire delle dimissioni di Fioramonti?

Fioramonti aveva annunciato già a giugno che si sarebbe dimesso, se con la legge di bilancio per il 2020 non si sarebbero destinati fondi a sufficienza per «invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza».

I fondi – qualcuno, con malizia, direbbe ovviamente – non si sono trovati e a Natale è arrivata la conferma delle dimissioni di Fioramonti. Ciascuno è libero di dire la propria e di lodarlo per questo gesto di coerenza. Tuttavia mi pare fuori luogo, per diverse ragioni.

Certo, la coerenza sembra una virtù lodevole per i canoni della politica italiana. Ma credo che arrivare a congratularsi con un Ministro che si dimette perché non è riuscito a fare ciò che si era promesso vada un po’ oltre. Purtroppo non è riuscito a trovare i tre miliardi dei quali diceva di avere bisogno: potremmo dire che era giusto che si dimettesse e, con discrezione, accompagnarlo alla porta.

Fioramonti oggi ha aggiunto che «Credo che sia la prima volta nella storia del nostro Paese che un Ministro della Repubblica venga criticato perché ha fatto ciò che aveva annunciato. Non da giorni, ma da mesi». Buona parte delle critiche che ho letto – al di là di quelle politiche che provengono, a suo dire, dagli ambienti vicini al Movimento Cinque Stelle – si basa su altro.

Credo che sia la prima volta nella storia del nostro Paese che un Ministro della Repubblica venga criticato perché ha…

Pubblicato da Lorenzo Fioramonti su Venerdì 27 dicembre 2019

Perché, diciamocelo, la coerenza non è esattamente un primato dell’ex Ministro: già ricoprì l’incarico di Viceministro all’Istruzione con il governo gialloverde, quando era ministro Marco Bussetti – eppure allora non ci furono proclami e prese di posizione analoghe. Non mi pare che Fioramonti abbia mai pubblicamente preso le distanze da Bussetti, non di pari peso alla presa di posizione che abbiamo visto in questi giorni.

Infine, Fioramonti è sempre stato un sostenitore delle misure più dispendiose dello scorso esecutivo, a cominciare dal Reddito di Cittadinanza, la bandiera del Movimento Cinque Stelle. Vista la gravità della situazione della scuola in Italia, perché non prendere posizione contro Quota100 e Reddito di Cittadinanza, soprattutto ora che i suoi insuccessi sono provati? Perché non farsi valere durante i Consigli dei Ministri e imporsi durante le discussioni sulla legge di bilancio? Probabilmente Fioramonti avrebbe trovato appoggio nei Ministri del Partito Democratico.

Non vorrei spingermi troppo oltre: è fin troppo facile criticare un Ministro senza conoscere le dinamiche di un governo di coalizione così, diciamo, particolare. Non voglio sminuire i tentativi dell’ex ministro per assicurarsi questi fondi: sarebbe presuntuoso dichiarare, senza prove, che non ne ha fatti. Ma, ecco, trovo che sia giusto sottolineare che non si possono sostenere misure macigno come RdC e Quota100 e allo stesso tempo rivendicare altri miliardi per l’istruzione. È semplicemente da illusi e, stanti così le cose, forse le dimissioni di Fioramonti sono un bene.

C’è anche chi riesce a dire queste cose con molti meno peli sulla lingua.

C’è chi ha l’ottimismo di sostenere che almeno si sta parlando di scuola. Dubito seriamente che questa vicenda porterà a qualcosa di più grande, anche se ci sono tante storie di ragazzi e studenti che si danno da fare per farsi sentire. Magari tra qualche mese vedremo dei nuovi Fridays For Future – me lo auguro, ma resto molto scettico.

Nel frattempo, però, per cominciare e continuare a parlare delle cose come si dovrebbe, allego la prima delle tre puntate di approfondimento di Valigia Blu sulla scuola.

Il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha dato le dimissioni con una lettera al presidente del consiglio…

Pubblicato da Valigia Blu su Giovedì 26 dicembre 2019

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