Tajani contro la sentenza sulla cannabis

Il tema è piuttosto sentito da Tajani, che è volontario da venticinque anni a In Dialogo, una comunità di recupero a Trivigliano, nella provincia di Frosinone. Alla comunità, Tajani devolve la sua pensione da Vicepresidente della Commissione Europea.

Insomma, Tajani è contrario alla sentenza della Cassazione sulla cannabis «fai-da-te» perché «Tutti coloro che fanno uso di droghe pesanti hanno iniziato facendosi una canna».

Sembra un argomento molto forte a favore del proibizionismo. Il tema è stato al centro del dibattito per qualche giorno, dopo che dalla legge di bilancio è stata eliminata la norma per la liberalizzazione della cosiddetta «cannabis light». Inoltre, i giornali ne hanno anche parlato (fuori luogo) l’incidente di Via Francia a Roma, nel quale due ragazze sono state investite e uccise (spoiler: non c’entravano).

L’idea che tutti i tossicodipendenti abbiano cominciato dalla “cannetta”, e per questo sia giusto mantenere la sostanza proibita, è un po’ banale. La critica di Tajani alla sentenza sulla cannabis, però, non si fonda su questo. Non a caso, lo stesso Tajani dice che «È ovvio che non tutti coloro che si fanno una canna poi fanno uso di altre sostanze». Ciò che è «pericoloso» è «iniziare questo percorso», perché «la cannabis fa male alla salute».

Certo: gli stupefacenti sono pericolosi, ma complessivamente la cannabis è meno dannosa di alcool e tabacco. Questo è il risultato di uno studio di The Lancet del 2010, riassunto qui da Vox.com e qui dall’Economist, ma basta anche solo una velocissima ricerca su Google. Perché non proibire anche quelli, allora?

Questa in sostanza è la critica che ha mosso Luca Bizzarri all’ex Presidente del Parlamento Europeo:

La replica di Tajani è stata che «Il problema è la dipendenza e la voglia di fuggire dalla realtà. Un bicchiere di vino non fa male a nessuno». Insomma, non c’entra la pericolosità, ma il vizio. Quando Bizzarri ha replicato che «E mi dispiace ma la cannabis direttamente morti non ne fa. Neppure se ti fumi un campo. Con tre bottiglie di vodka vai in coma etilico», Tajani ha risposto:

Il problema, appunto, non è la cannabis in quanto pericolosa. Ma la cannabis in quanto fumare non fa parte dei «valori», dello «stile di vita». Di fronte all’evidenza, insomma, Tajani si ritira nel baluardo dei “valori cristiani”. Parliamone. La conclusione di Luca è monolitica e vale la pena segnalarla come lucido esempio di quella cultura liberale che in Italia doveva aver portato Berlusconi, che proprio con Tajani fondò Forza Italia.

Magari un giorno scrivo due righe sulla libertà e lo Stato. Quando lo rifarò, aggiornerò la conclusione di questo piccolo editoriale.

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